Rischia di accendersi uno scontro tra Norvegia e Unione europea sullo sviluppo delle risorse di gas e petrolio di Oslo nell’Artico dopo le parole del ministro dell’Energia norvegese, Terje Aasland, che in una recente intervista a Reuters ha ribadito l’intenzione di proseguire con le attività indipendentemente dalla posizione di Bruxelles.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio del 2022 e il percorso lanciato dall’UE per porre fine alle forniture di petrolio e gas russi, la Norvegia è diventata il principale fornitore di gas naturale in Europa, soddisfacendo circa il 30% del fabbisogno di gas sia dell’Unione europea che del Regno Unito.

Nel 2025 la Norvegia ha prodotto circa 106,8 milioni di metri cubi standard di petrolio, il livello più alto dal 2009, mentre ha esportato circa 120-122 miliardi di metri cubi standard di gas, di poco inferiore al record del 2024. La produzione complessiva di petrolio, gas, GNL e condensati è stata pari a circa 240,5 milioni di metri cubi standard equivalenti di petrolio, leggermente sotto i 242,6 milioni del 2024. Le previsioni ufficiali, tuttavia, indicano un forte calo della produzione dopo il 2030, a meno che non vengano scoperte e sfruttate nuove risorse. Il governo norvegese ha di recente ampliato le aree disponibili per l’esplorazione, aggiungendo 38 blocchi nel Mare di Barents.

“Nell’attuale contesto geopolitico e di sicurezza, e vista la situazione delle risorse, credo che la prosecuzione delle attività nel Mare di Barents serva sia agli interessi norvegesi che a quelli europei”, ha affermato il ministro Aasland parlando alla vigilia della Offshore Northern Seas Conference, l’appuntamento biennale norvegese sull’energia che ha preso il via lunedì 24 agosto a Stavanger.

Le dichiarazioni di Aasland si inseriscono nel dibattito in corso sulla possibilità che l’UE riveda il proprio sostegno a una moratoria sulle nuove trivellazioni nell’Artico per motivi ambientali. La posizione europea risale alla politica artica adottata da Bruxelles nel 2021, che punta a lasciare nel sottosuolo petrolio, gas e carbone delle regioni artiche. L’UE sostiene in particolare la conclusione di un accordo internazionale per impedire l’ulteriore sviluppo delle riserve di idrocarburi nell’Artico. Oslo, che non appartiene all’UE ma allo Spazio economico europeo, rivendica però il diritto sovrano di sfruttare le risorse della propria piattaforma continentale.

Come sottolineato da Aasland nell’intervista a Reuters, la Norvegia punta a mantenere la produzione e le esportazioni di petrolio pressoché ai livelli attuali almeno fino al 2035, e la produzione del Mare di Barents sarà fondamentale. “Se la Norvegia vuole rimanere un fornitore di petrolio e gas per l’Europa a lungo termine, allora l’Artico deve essere parte di questa discussione”, ha affermato.

Nei colloqui con i funzionari dell’UE, la Norvegia ha sostenuto che le parti del Mare di Barents aperte alle attività petrolifere sono libere dai ghiacci, come nel Mare del Nord, e quindi, secondo Oslo, presentano un rischio inferiore di sversamenti di petrolio e di altri impatti ambientali; inoltre, contribuiscono a sostenere l’occupazione e gli insediamenti nelle regioni settentrionali del Paese al confine con la Russia.

Il ministro dell’Energia norvegese sostiene che le argomentazioni espresse dal governo norvegese siano state prese in considerazione a Bruxelles, aggiungendo però che è un diritto sovrano del Paese sviluppare le risorse del Mare di Barents anche se l’UE continua a sostenere una moratoria. “Noi svilupperemmo queste aree, e poi spetterà all’UE decidere se imporre una moratoria sull’acquisto di quel gas o petrolio”, ha affermato Aasland.

Le intenzioni di Oslo sono ben delineate dagli obiettivi del colosso energetico norvegese a controllo statale Equinor, che lunedì ha firmato con la tedesca Uniper un accordo quindicennale per fornire alla Germania oltre 30 TWh (circa 2,8 miliardi di metri cubi) di gas naturale all’anno.

Parlando ai media norvegesi, l’amministratore delegato Anders Opedal ha annunciato una nuova strategia per prolungare la durata e massimizzare il valore della piattaforma continentale norvegese, passando dai megaprogetti a sviluppi sottomarini di dimensioni più ridotte da collegare alle infrastrutture esistenti.

La compagnia punta a realizzare 75 progetti sottomarini entro il 2035 e a perforare entro i prossimi dieci anni circa 250 pozzi esplorativi sulla piattaforma continentale norvegese, con investimenti stimati a circa 70 miliardi di corone all’anno (circa 6,4 miliardi di euro) fino al 2030. L’obiettivo è raggiungere un volume di produzione di 1,35 milioni di barili al giorno nel 2030 e di 1,3 milioni di barili al giorno nel 2035, in aumento rispetto all’obiettivo di 1,25 milioni di barili nel 2024 e di 1,2 milioni di barili nel 2030 e nel 2035.

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